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PREGHIERA SUL VANGELO

Tu sei stato chiaro con noi, Gesù: non ci hai promesso un tragitto trionfale, un’autostrada a quattro corsie da percorrere senza difficoltà alcuna, accompagnati dal plauso di tutti. Ci hai imbarcati su un battello che non procede a vele spiegate, sotto la spinta del vento del consenso.

Non è facile la condizione di chi ha scelto di diventare tuo discepolo. Se prende sul serio il tuo Vangelo, se ti rimane fedele anche quando costa, se non cerca il compromesso facile… prima o poi sperimenta il sospetto, la calunnia, l’odio, il tradimento anche da parte di famigliari e amici.

Deve mettere in conto, dunque, la solitudine di chi va controcorrente, l’abbandono che conosce chi è considerato di volta in volta un ingenuo o un pazzo, un esaltato o un sognatore, ma anche l’amarezza e lo sconforto di chi si domanda se non ha sbagliato tutto...

Ecco perché tu ci inviti alla fiducia: non dobbiamo sentirci abbandonati quando mettiamo in pratica la tua parola. Ecco perché tu ci chiedi la perseveranza: scegliere te non deve essere un fuoco di paglia, ma una decisione presa con serietà e rinnovata di giorno in giorno quando infuria la persecuzione e quando si rischia di essere sedotti dall’imbonitore di turno.

Roberto Laurita

 

 

 

 

FOGLIETTO SETTIMANALE

Volantino dal 10 al 17 Novembre

Volantino dal 17 al 24 Novembre

 

 

Dal Vangelo secondo Luca (Lc 1,26-38)

In quel tempo, l'angelo Gabriele fu mandato da Dio in una città  della Galilea, chiamata Nazareth, a una vergine, promessa sposa di un uomo della casa di Davide, di nome Giuseppe. La vergine si chiamava Maria. Entrando da lei, disse: «Rallegrati, piena di grazia: il Signore è con te!».

A queste parole ella fu molto turbata e si domandava che senso avesse un saluto come questo. L'angelo le disse: «Non temere, Maria, perché hai trovato grazia presso Dio. Ed ecco, concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù. Sarà  grande e verrà  chiamato Figlio dell'Altissimo; il Signore Dio gli darà  il trono di Davide suo padre e regnerà  per sempre sulla casa di Giacobbe e il suo regno non avrà  fine!».

Allora Maria disse all'angelo: «Come avverrà  questo, poiché non conosco uomo?». Le rispose l'angelo: «Lo Spirito Santo scenderà  su di te e la potenza dell'Altissimo ti coprirà  con la sua ombra. Perciò colui che nascerà  sarà  santo e sarà  chiamato Figlio di Dio. Ed ecco, Elisabetta, tua parente, nella sua vecchiaia ha concepito anch'essa un figlio e questo è il sesto mese per lei, che era detta sterile: nulla è impossibile a Dio!». Allora Maria disse: «Ecco la serva del Signore: avvenga per me secondo la tua parola!». E l'angelo si allontanò da lei.

 

COMMENTO

Il Vangelo di Luca sviluppa il racconto dell'annuncio a Maria come la zoomata di una cinepresa: parte dall'immensità dei cieli, restringe progressivamente lo sguardo fino ad un piccolo villaggio, poi ad una casa, al primo piano di una ragazza tra le tante, occupata nelle sue faccende e nei suoi pensieri.

L'angelo Gabriele entrò da lei. E' bello pensare che Dio ti sfiora, ti tocca nella tua vita quotidiana, nella tua casa. Lo fa in un giorno di festa, nel tempo delle lacrime oppure quando dici a chi ami le parole più belle che sai.

La prima parola dell'angelo non è un semplice saluto, dentro vibra quella cosa buona e rara che tutti, tutti i giorni, cerchiamo: la gioia. «chaire, rallegrati, gioisci, sii felice!». Non chiede: prega, inginocchiati, fai questo o quello. Ma semplicemente: apriti alla gioia, come una porta si apre al sole. Dio si avvicina e ti stringe in un abbraccio, viene e porta una promessa di felicità .

La seconda parola dell'angelo svela il perché della gioia: sei piena di grazia. Un termine nuovo, mai risuonato prima nella bibbia o nelle sinagoghe, letteralmente inaudito, tale da turbare Maria: sei colmata, riempita di Dio, che si è chinato su di te, si è innamorato di te, si è dato a te e tu ne trabocchi. Il suo nome è: amata per sempre. Teneramente, liberamente, senza rimpianti amata.

Piena di grazia la chiama l'angelo, Immacolata la dice il popolo cristiano. Ed è la stessa cosa. Non è piena di grazia perché ha detto "sì" a Dio, ma perché Dio ha detto "sì" a lei prima ancora della sua risposta. E lo dice a ciascuno di noi: ognuno pieno di grazia, tutti amati come siamo, per quello che siamo; buoni e meno buoni, ognuno amato per sempre, piccoli o grandi ognuno riempito di cielo.

La prima parola di Maria non è un sì, ma una domanda: come è possibile? Sta davanti a Dio con tutta la sua dignità  umana, con la sua maturità  di donna, con il suo bisogno di capire. Usa l'intelligenza e poi pronuncia il suo sì, che allora ha la potenza di un sì libero e creativo.

Eccomi, come hanno detto profeti e patriarchi, sono la serva del Signore. Serva è parola che non ha niente di passivo: serva del re è la prima dopo il re, colei che collabora, che crea insieme con il creatore. «La risposta di Maria è una realtà  liberante, non una sottomissione remissiva. E' lei personalmente a scegliere, in autonomia, a pronunciare quel "sì" così coraggioso che la contrappone a tutto il suo mondo, che la proietta nei disegni grandiosi di Dio!» (M. Marcolini).

La storia di Maria è anche la mia e la tua storia. Ancora l'angelo è inviato nella tua casa e ti dice: rallegrati, sei pieno di grazia! Dio è dentro di te e ti colma la vita di vita.

L'annunciazione è l'estasi della storia: viene ciò che l'umanità  da sola non può darsi. La storia esce da sé stessa, si ricentra su di un altro cardine, si illumina di un altro sole. Tre volte parla l'angelo: una parola di gioia, "kaire"; una contro la paura, "non temere"; un'ultima parola perché ci sia vita nuova, "lo Spirito verrà  e sarai madre". L'angelo propone le tre parole assolute: gioia, fine di ogni paura, e vita: "rallegrati", "non temere", "ecco verrà  una vita". Sono le tre parole che angeli e profeti ripetono dentro tutta la nostra storia, dentro tutta la Scrittura per chi non voglia che di lui sia detto ciò che dicevano di Elisabetta: «Ecco, tutti lo dicono sterile!». Toccano le corde più profonde di ogni esistenza umana: il bisogno di felicità , la paura che è madre di inganno e di violenza, l'ansia divina di dare la vita. L'angelo ci assicura che i segni dell'avvicinarsi di Dio sono questi: si moltiplica la gioia, la paura si dissolve, risplende la vita. Prima parola: «Sii felice Maria, Dio ha posto in te il suo cuore!». Il primo vangelo è lieta notizia, qualcosa precede ogni nostra risposta. L'angelo non dice: «Fai questo o quello, ascolta, prega, vai!». Semplicemente: «Gioisci, Maria!», sii felice perché, lo sai, la felicità viene dai volti; anche Giuseppe e il suo pensiero e il suo volto ti fanno felice, ma ora è qui colui che è il volto dei volti, è con te, ha posto in te il suo cuore; gli altri sono solo frammenti di quel volto, gocce di luce di quella luce; Dio è con te con quell'abbraccio di cui quelli sulla terra sono solo parabole, solo nostalgia. Sii felice, tu sei amata teneramente, gratuitamente, per sempre. Il nome di Maria è «amata per sempre!». E la sua funzione nella chiesa è di ricordare nel suo stesso nome questo amore che porta gioia. Non temere Maria. Per trecentosessantacinque volte nella Scrittura ritorna questa parola, quasi un invito per ogni giorno dell'anno, quasi quotidiano pane per il cammino del cuore. Non temere se Dio non prende la strada dell'evidenza, dell'efficienza, della grandezza; non temere se Dio, l'Altissimo, si nasconde in un piccolo embrione umano, non temere le nuove vie di Dio, così lontane dalla scena, dalle luci, dai palazzi della città , dalle emozioni solenni del tempio, non temere questo Dio bambino, che vivrà  solo se tu lo amerai. Dio vivrà per il tuo amore. Sarà felice se tu lo farai felice. Tre volte parla l'angelo, tre volte risponde Maria, prima con il silenzio e il turbamento, poi con il desiderio di capire, infine con il servizio. La prima azione di Maria è ascoltare questo angelo inatteso e sconcertante. Primo passo per chiunque voglia entrare in un rapporto vero con le creature o con Dio, con uomini o angeli, l'arte dell'ascolto. Con la sua ultima parola rivela il nostro vero nome. Il nome dell'uomo: «Eccomi!».

Viviamo questo tempo di attesa pronunciando il nostro nuovo nome: < ECCOMI!>

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